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Storie e leggende di Bionaz


Leggenda del salto della sposa e della marmitta del gigante
Sulla strada che porta alla diga di Place Moulin, dopo l'ultimo villaggio abitato tutto l'anno, chiamato Chez-Les-Chenoux, troviamo due curiosità naturali: la marmitta del gigante e il salto della sposa. La prima è una cavità naturale nella roccia a forma circolare dovuta all'erosione delle acque del torrente, mentre il salto della sposa è un enorme precipizio dove, secondo una leggenda, una sposa seduta su di un mulo, al ritorno della cerimonia nuziale, sarebbe caduta a causa dei colpi sparati a salve dai fucili che spaventarono l'animale.

Leggenda della "borna de la faye" ovvero "la grotta della fata"

Proseguendo oltre al villaggio di Pouillaye, passato il torrente di Arbière, si trova la "borna de la faye" ovvero la "grotta della fata", una cavità naturale che ha un'altezza di 35 cm e le cui pareti sono ondulate e ricoperte da polvere giallognola, finissima. Il nome fa riferimento a una fata che aveva un'ampia chioma nera, la quale si era innamorata di un contadino di Pouillaye, che aveva moglie e figli. Non sapendo come legarlo a sé, lo attirò con la promessa di un ricco dono e gli consegnò un magnifico foulard da offrire a sua moglie da annodare al collo nei giorni di festa. La sera il contadino lasciò la fata per ritornare a casa sua, ma sentendosi stanco per il troppo cammino, si riposò vicino ad un larice e perchè il nastro non si sciupasse lo appoggiò a un ramo. Svegliatosi nel cuore della notte, si recò a casa.
L'indomani si ricordò del nastro dimenticato, ma nella foresta il bel pino che il giorno prima era vigoroso ora era completamente secco, colpito da un'influsso maligno. Comprese così il disegno malvagio della fata e fuggì inorridito al pensiero della sciagura che avrebbe potuto colpire la sua amata sposa.

Leggenda del "pas de l'ano" ovvero "il passo dell'asino"
Si racconta che Teodulo, vescovo del Canton Vallese, volle recarsi a Saint-Barthélemy attraverso il Colle Livournea, quando una vipera morsicò ad una zampa l'asino su cui viaggiava. Il santo maledì allora tutti i serpenti che si trovavano nascosti fra quei massi, ed essi morirono. Gli abitanti di Bionaz sostenevano e sostengono ancor oggi che in quella zona non vi siano più tracce di serpenti. Una credenza così diffusa che quando una località era infestata dalle vipere, i contadini si recavano a prendere la terra di quei luoghi.
In quell'occasione, l'asino lasciò l'impronta dello zoccolo sulla roccia che ne prese il nome "pas de l'ano" ossia passo dell'asino.

La leggenda del gigante "de La Queloz"
Le persone anziane di Bionaz parlano di un certo Crounoz, una specie di ercole che viveva a La Queloz. L'uomo salì una notte alle alpi di Vessona dove scelse la mucca più bella della mandria, la legò per le zampe, se la caricò sulle spalle e prima che l'alba indorasse il cielo, se la portò fino ai casolari della frazione La Queloz. Per non fare capire ai mandriani quale via avesse seguito, si tolse le scarpe e se le legò ai piedi in senso inverso, cioè con il tacco davanti e la punta dietro.

La leggenda del Santo di Prarayer
Secondo una leggenda in località Prarayer viveva, in mezzo agli alpeggi e alla natura, un eremita molto pio. Passava il suo tempo a pregare, si possono vedere ancora oggi i segni delle sue ginocchia scolpite su di una pietra. All'epoca esisteva solo la Parrocchia di Valpelline. Essendo questa molto lontana, il vecchio eremita, a causa dell'età e della distanza, non poteva recarsi alla messa domenicale. Scendeva solo una volta all'anno nel giorno della Santa Pasqua per comunicarsi. Il sacerdote non vedeva di buon occhio quella che giudicava come mancanza di zelo cristiano. Nell'occasione della consueta comunione pasquale, il vecchio, che aveva intenzione di confessarsi, si recò nella canonica con il sacerdote, dove una volta entrato appese il suo mantello a un raggio di sole che entrava dalla finestra. Il parroco meravigliato dall'evento miracoloso si gettò ai piedi dell'eremita considerandolo un vero Santo.

La leggenda del Lago Lexert
Il Lago Lexert e' legato ad una leggenda che racconta di un contadino che si recò con i suoi buoi, il giorno dedicato al santo protettore della valle e contro il divieto del curato, a lavorare un pezzo di terreno e cessò solo la sera. Al ritorno, vedendo i buoi stanchi per il troppo lavoro, espresse il desiderio di possedere una limpida sorgente per dissettarli. All'improvviso, nel mezzo del campo, apparve una fonte che in breve tempo invase tutto ciò che era presente compresi i buoi, formando così un gran lago.

 

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